Quando si conclude lo sviluppo ontologico di una persona? Probabilmente quando il cervello, non il corpo, si spegne! E cosa significa accrescere la propria gnosi? Significa cercare di comprendere il vero significato della vita, attraverso un processo di apprendimento culturale ed esperienziale che non ha mai fine. A 55 anni di età anagrafica, e dopo 38 anni di carriera infermieristica, ritengo che il mio percorso umano-professionale non sia ancora concluso. Un bilancio, più che parziale, riguardante la mia professione, credo, però, di poterlo realizzare. Questi anni di lavoro mi hanno permesso di confrontarmi, almeno nei primi tempi, con professionisti dotati di un ampio bagaglio culturale e umano, che tanto mi sono serviti come stimolo al miglioramento personale. Ho imparato, cioè mi hanno insegnato, che la vita assume un sentimento particolare, se stimolata dalla curiosità del dialogo con le persone, con la natura e dall’apprezzamento, per esempio, di una buona lettura o dalla contemplazione di un bel quadro. L’altro aspetto, assolutamente, rilevante che ho tratto dal mio essere Infermiere è quello relativo al ciclo vitale dell’essere umano. Ho avuto la fortuna di partecipare alla nascita di nuove vite, credo qualche migliaio, quindi di aver aiutato le neo-mamme nel loro momento più bello e importante! Ho pure avuto il privilegio di assistere persone nel loro percorso di malattia e sofferenza. Il confronto con queste condizioni l’ho affrontato con le armi che avevo a disposizione; da giovane con tanta forza fisica e poca consapevolezza, da adulto con meno energie fisiche ma più forze mentali e maggiore coscienza. Con alcune Persone/Pazienti si sono creati e consolidati rapporti umani che hanno superato tutte le barriere sociali e culturali che l’uomo ha prodotto. Ho vissuto momenti che si possono definire come “indimenticabili”, nell’accezione più comune e banale del termine. Inoltre mi sono, spesso, scontrato, con il dramma della morte. Anche qui il variare dell’età e quindi del mio bagaglio esperienziale, mi ha costretto ad approcci differenti. Assistere alla vita che si spegne aiuta a relativizzare il resto dell’esistenza! Si comprende la caducità umana e quanto sia importante dare significato alla propria esistenza. E’ pur vero, ma anche questo sentimento fa parte dell’essenza umana, che non sempre i buoni propositi sono di facile attuazione; spesso capita che l’istinto abbia il sopravvento sulla ragione. In sostanza credo che il mio bilancio personale professione/vita, Infermiere/essere umano, sia assolutamente positivo. Rifarei mille volte l’Infermiere, a prescindere dalle difficoltà professionali e umane che stanno accompagnando, da purtroppo ormai tanti anni, il mio percorso professionale. Anche perché … provate a domandarvi: quale altra professione vi concede tanto dal punto di vista umano?

Concludo, dunque, ringraziando gli amici e Colleghi spezzini per la bella opportunità comunicativa.

Fabio Albano, giugno 2015