Estate di qualche anno fa, terapia intensiva.
In coma, purtroppo, un italoamericano della costa ovest degli USA. La moglie, volendo tornare a casa col marito e, potendo contare su un'ampia e coprente assicurazione sanitaria, decide di chiamare, in accordo con i sanitari del reparto, i "Dottori Volanti " americani.
In reparto c'è una certa attesa per l'arrivo di questa specie di E.R. dei cieli e il primario assegna al bravissimo Dr Massimo S. il compito di accoglierli.
Un pomeriggio, con un certo ritardo, un'autoambulanza a sirene spiegate trasporta l'equipè che era atterrata poco prima a Pisa, con lo speciale aereo-ambulanza.
Al loro ingresso in reparto, ci riferirà poi il Dr Massimo, questi 4 ragazzoni con zaini e tute spaziali appaiono molto decisi e determinati. Non sembrano degnare di troppa attenzione gli astanti (medici ed infermieri locali) e, entrati in terapia intensiva, afferrano senza indugio il paziente per porlo sulla loro specialissima barella da trasporto che, da sola, probabilmente valeva in dollari quanto tutte le attrezzature del reparto presenti.
Mentre adagiano il povero americano sulla barella, il Dr Massimo urla di stupore e disappunto: quella cosa trasparente che penzola dal respiratore è proprio il tubo endotracheale!
"Ma lo avete stubato!" urla in italiano, e pure incavolato!
I 4 spacedoctors restano paralizzati: il materiale spaziale che li accompagna non viene nemmeno estratto dai contenitori. E' il Dottor Massimo, coadiuvato da un IP locale, vestito di stoffa verde, modesta, a reintubare il paziente con tubo, lama, manico, Magill e Luan italianissimi.
I 4 disgraziati -con la coda fra le gambe- ringraziano e non salutano praticamente nessuno, fuggendo per la grama figura.(Con il loro protetto..mah)
Ancora oggi il veramente mitico Dottor Massimo S., ottimo medico ma anche ex cabarettista e anima di ogni cena sociale, replica a grande richiesta lo show imitando l'altrettanto storico Albertone Sordi che nel film "Un americano a Roma" si pavoneggiava da USA...."aho so' americano... guarda che te stubo quando meno te l'aspetti, a gnocco..."