Il portiere "A." aveva da poco, e fra i primissimi, acquistato una nuova auto giapponese. Erano i primi anni '80, e l'ingresso dell'ospedale era presieduto dal bravissimo ma particolarissimo portiere "A."
Egli sosteneva la robustezza della sua auto come invincibile. Una notte di calma, un piccolo ma deciso gruppetto di commandos uscì dal locale Pronto soccorso per agganciare il paraurti (cromatissimo) posteriore dell'auto del portiere "A." ad un lampione poco distante.

Al termine del turno mezzo padiglione attendeva affacciato alla finestra l'effetto: ingranata la prima il paraurti cedeva con fragore, trascinando con se targa, fanali eccetera, data la costruzione del modello e la particolare foga con la quale "A.", vistosi osservato da si' inusuale pubblico, aveva staccato la frizione.


Il mai abbastanza mitico portiere "A." aveva una dote: non dormiva mai, e ciò rendeva davvero più sicuro l'interno dell'ospedale in quel tempo. Ma era anche maledettamente curioso. Fosse stato per lui avrebbe fermato le ambulanze all'ingresso per sapere che cosa era accaduto, e chi trasportavano.
Un giorno l'ambulanza interna, quella che non si muoveva mai e si usava per i trasporti non urgenti, entra in sirena dall'ingresso presidiato da "A.". La terribile curiosità lo spinse in mezzo alla strada. Dal portellone principale, aperto all'improvviso, tre personaggi appena smontati dal turno lo inondavano con circa 45 litri d'acqua. Era febbraio, tiepido come usa in riviera, ma pur sempre febbraio...