Quante volte, in questi anni, abbiamo detto e ripetuto che a furia di tagliare senza troppa attenzione sulle dotazioni organiche saremmo finiti in difficoltà? Molte volte.

Questo, sia chiaro, non vale - e non può valere - solo per la Sanità pubblica: in questi mesi sono state dichiarate critiche le situazioni in essere al Don Gnocchi di Sarzana, mentre sulla stessa testata che qui alleghiamo (il Secolo XIX)

  • Il Secolo XIX, 14/03/2015
  • Il Secolo XIX, 15/03/2015

sono apparse notizie sulle incertezze che riguardano i fondi pubblici, destinati alle convenzioni con le strutture che curano i nostri anziani. Che ci sia crisi, è cosa nota: ma la riflessione che noi offriamo, e che deve diventare un impegno forte per chi ha il potere di decidere (la politica) è questa: siete proprio certi che tagliando sul personale sanitario infermieristico (e delle altre Professioni Sanitarie) si risparmi davvero?

Recentemente, la ricerca internazionale sull’effetto dell’azione degli Infermieri nelle degenze (RN4CAST), ricerca che ha interessato già molti Paesi nel mondo, è approdata anche in Italia.

(qui un link di approfondimento: http://www.dissal.unige.it/jm/index.php/rn4cast-it/36-ricerca/rncast-it)

Presentata il 24 febbraio scorso alla Università di Genova, e giunta nel nostro paese anche con il finanziamento di un sindacato di categoria (il Nursind), la ricerca DIMOSTRA che quando gli Infermieri sono in numero inadeguato, meno preparati (sostituiti cioè da operatori non professionali) , meno aggiornati il risultato è l’aumento delle complicanze fra gli assistiti, e cresce - purtroppo in misura statisticamente significativa - anche il rischio di morte. In particolare, sono 4 le macrocategorie indagate come quelle più sensibili alla caduta della qualità delle cure, quelle che risentono maggiormente degli esiti dell’assistenza:

  1. Infezioni nosocomiali;
  2. Errori nella sfera del processo di somministrazione delle terapie
  3. Cadute dei malati;
  4. Sviluppo di lesioni da pressione (o da decubito).

 Dunque tagliare NON significa risparmio perché ad ogni evento avverso o incidente scatta un processo di rivalsa del danno, con conseguenze civili, penali, disciplinari, risarcitorie, che comprendono il personale esposto a stress importanti, ma anche i datori di lavoro (si tratti di aziende pubbliche o private cambia poco. Per IPASVI LA SPEZIA la denuncia, ripetuta con l’articolo che qui vedete allegato del 14 marzo 2015, è l’ennesima: e siamo già in ritardo perché a giungo scattano le ferie, con le inevitabili conseguenze organizzative del caso. Il fatto che il Direttore Generale della ASL 5 confermi la nostra segnalazione spiegando che le lungaggini burocratiche della Regione Liguria sono alla base dell’attuale situazione dimostra che non stiamo lanciando alcun allarmismo, ma che stiamo semplicemente richiamando TUTTI alla maggior responsabilità possibile. (Ricordiamo che il 31 maggio VOTEREMO ANCHE NOI!!)

Cogliamo l’occasione, E QUI CI RIVOLGIAMO AI NOSTRI ISCRITTI, i quali giustamente - ognuno per la propria legittima attesa - spera o nel concorso aperto a tutti, o nella mobilità rivolta ai dipendenti del SSN; o nella rianimazione di vecchie graduatorie scadute; o ancora nelle chiamate dirette, per ricordare che non c’entriamo nulla (come Ordine professionale) con le modalità di assunzione. NON POSSIAMO NE’ INTENDIAMO ESPRIMERCI al riguardo. Per noi è naturalmente prioritario:

  1. Che arrivino, il prima possibile, nuove assunzioni di Infermieri;
  2. Che siano rispettate, allo scopo, le norme vigenti, senza violazioni di principio.


(per il Consiglio Direttivo di IPASVI la Spezia, Francesco Falli)