Da otto anni, puntuale come le tasse , arriva il problema dell'unità di crisi in ASL 5.
Se il problema si ripete con tale frequenza (talvolta anche due volte l'anno) la questione non è più "emergenziale", ma cronica, ed andrebbe analizzata e – se possibile- risolta con strategie a più largo respiro, oltre alla consueta corsa a recuperare spazi, attrezzature, personale sanitario e non per superare "l'emergenza".
Emergenza è qualcosa di non previsto; come purtroppo tanti fatti di inattesa cronaca dimostrano: mentre sull'apertura dell'unità di crisi, invece, ormai possiamo "contare" come sul concerto di Capodanno da Vienna.
Causa certa: carenza di offerta dei posti letto in ASL 5; sono stati troppi i tagli nel passato recente.
Concause altrettanto certe: la carenza di assistenza al di fuori dagli ospedali, in specie nei week end, ed inevitabilmente chi sta male -se non ha alternative- si rivolge al pronto soccorso -e non al bar- col risultato di ingolfarlo.
Non a caso il progetto della Regione prevede l'apertura di alcuni studi medici anche al sabato. E poi, picchi di malattie, come l'influenza, che arrivano ogni anno: possono cambiare i ceppi virali, o le date di esplosione del contagio, ma che l'influenza arriva lo sanno tutti, ma proprio tutti.
Possibile che non ci sia altra soluzione? Toh, c'è: come ripetiamo da decenni, altre Regioni si sono inventate cose diverse, perfettamente legali, come la attivazione dell'Infermiere di famiglia (gestito dalle ASL).
Perché se non si aumentano i posti letto (con inevitabile aumento di personale!), allora serve assistere le persone fuori dagli ospedali!
La presa in carico dei malati cronici (spesso protagonisti di ricoveri "evitabili", loro malgrado) effettuata dall'Infermiere di famiglia ha ridotto del 19% gli accessi negli ospedali friulani di quelle ASL che hanno attivato questa figura, nella generale soddisfazione : i dati sono diffusi dalla stessa Regione Friuli.
Voglio citare la presidente nazionale dell'IPASVI (Ordine nazionale Infermieri), dottoressa Barbara Mangiacavalli, che ha ricordato pochi giorni fa. "…che il modello già c'è, ed è quello contenuto nel Piano nazionale cronicità che per forza di cose punta al territorio, e negli stessi nuovi Lea che stanno per diventare operativi. Il problema è l'attuazione – spiega Mangiacavalli – rallentata da modelli abbarbicati al passato e a una visione miope e antica della multi professionalità da parte di alcune categorie professionali”.
In Liguria avevamo letto, nello scorso luglio, dell'avvio della sperimentazione dell'Infermiere di famiglia, annunciata dalla Regione e per noi molto positiva; esperienza che per ora è confinata a un piccolo comune dell'entroterra genovese, e legata ad alcune borse di studio: da allora non abbiamo più avuto notizie.
Infine, sul modo di "gestire" le nostre unità di crisi abbiamo sentito molti pareri, e ci permettiamo di aggiungere il nostro: nonostante i dati- letti a volte con interesse di parte- sembrino indicare il contrario, di Infermieri utilmente impiegabili sulle 24 ore in ASL 5 non ce ne sono molti; la loro età media è elevata e tutti sanno che l'attività, se è svolta in corsia, non permette tempi di recupero immediati.
Il dato regionale ligure, riferito all'età degli Infermieri in servizio in Regione, dice che il 38% ha più di 50 anni (ci si riferisce sempre al personale ASL).
A ciò si aggiunga l'obbligato rispetto della Legge 161/14, imposta dall'Europa e nel suo spirito corretta (si riferisce ai tempi di riposo, appunto) , ma che va a bloccare la principale caratteristica di una organizzazione complessa come quella sanitaria: la elasticità. Impedisce, per fare un chiaro esempio, di svolgere nella stessa giornata i turni di "mattina" e "notte", una cosa che per decenni è andata avanti -senza colpo ferire- nelle strutture sanitarie italiane, come uno dei modelli orari standard!
Per svolgere bene questa professione sanitaria serve forza fisica e psichica, lucidità mentale, attenzione.
Per questo restiamo in attesa sia dell'arrivo dei Colleghi vincitori del concorso di mobilità dell'estate 2016 (come è noto, attualmente chi dipende dall'ASL 4 non ha il "via libera" per gli stessi problemi di dotazione ormai troppo diffusi), sia del nuovo concorso, annunciato dall'Assessore Sonia Viale nel 2016, e più volte sollecitato dal Coordinamento IPASVI Liguria.