Una domanda assurda se posta da chi svolge una attività sanitaria nel nostro ambiente,ma non è mai superfluo cercare di spiegarlo bene, a chi è in corsia e soprattutto a chi non c'è.
Soprattutto a coloro che, lontano dai luoghi di cura, stabiliscono ''parametri'' assistenziali, e numeri di effettiva presenza in servizio legati alle categorie coinvolte...
Nel contributo, ci preme dimostrare con il lavoro di ricerca fatto da studiosi NON Infermieri,che l'Infermiere non è solo e soltanto colui che svolge ancora molte attività improprie (talvolta per propria scelta…) e che somministra la terapia; colui che rileva i parametri vitali e chi -di fatto- ''si prende cura'' del malato nel suo globale impegno assistenziale.
Noi desideriamo far vedere a quali conclusioni particolarmente importanti è giunto chi ha lavorato con molta serietà,ha pubblicato articoli apparsi sulle più prestigiose riviste del mondo, e descritto da un punto di vista obiettivo, oggettivo, neutrale ed esterno a ogni interesse di parte il ruolo EFFETTIVO di un Infermiere nel team.

Già ormai tre decenni abbondanti or sono, nel 1976, W. Scott ed i suoi collaboratori hanno osservato i risultati sul decorso post operatorio e il rapporto con una assistenza infermieristica di qualità.
Pubblicato a Chicago, lo studio intitolato ''Hospital structure and postoperative mortality'' ha dimostrato che senza un adeguato numero di Infermieri e senza una maggioranza di esperti nel gruppo stesso, il numero delle complicanze post operatorie sale, e di molto.
E cambia (in peggio, nei casi in cui il numero di Infermieri non è adeguato alle esigenze assistenziali) il rapporto operati/deceduti...

Parecchi anni dopo, ma lavorando in una simile direzione, M. Sovie ha prodotto, nel 2001, lo studio così chiamato: ''Hospital restructuring and its impact on outcomes'': questo lavoro ha dimostrato l'aumento delle lesioni da pressione nei casi in cui il numero di Infermieri non è all'altezza del carico di lavoro(si tratta di malati evidentemente non autosufficienti o a rischio lesione, secondo le più classiche scale di misurazione del rischio quali Norton, Braden ecc)

E ancora (si potrebbe procedere a lungo) l'anno seguente J. Needleman ha scritto su England Journal of Medicine un contributo dal titolo: ''Nursing staffing levels and the quality of care in hospital''; dal testo e dalle tabelle emerge con forza come un numero scarso di personale sanitario infermieristico e una capacità di erogare assistenza qualificata non sufficiente causano: aumento della durata della degenza media, crescita delle infezioni nosocomiali, sviluppo di LDD, infezioni del tratto urinario e molto altro.
Per contro, tali fenomeni invertono la loro tendenza in presenza di un numero corretto di personale, con le corrette qualifiche, competenze, e capacità professionali.

Naturalmente, studi altrettanto seri, ponderati e attenti hanno anche dimostrato l’aumento dei costi di degenza, diretti ed indiretti, legati alla crescita di infezioni del tratto urinario, per fare un esempio concreto, o legati allo sviluppo di una lesione da decubito.
Non vogliamo, volutamente, calcolare i costi morali, umani delle complicanze per restare sui temi molto cari a certi strateghi. Il puro dato economico monetario….

Quello che si vuole soprattutto comunicare è che queste ricerche non sono finalizzate a sé stesse o commissionate da qualche associazione professionale di Infermieri esaltati: sono spesso dedicata ai manager e ai direttori dell'assistenza proprio per capire fino a che punto è possibile ragionare in termini di risparmio, e quando tagliare i costi di tre stipendi si rivela un clamoroso autogol perché salgono a dismisura altre spese generiche (come i costi per la durata media del ricovero) piuttosto che quelli legati alla terapia antibiotica....insomma, un Infermiere è preziosissimo e fa risparmiare denaro, oltre che dolore,disagio ed ansia ai malati....è bene che gli strateghi dedicati ai tagli lo ricordino, o nonostante un apparente risparmio legato a qualche posto di lavoro in meno, essi finiranno col causare danni economici non secondari all’impresa per cui operano.

Riferimenti in nota:
M.Sovie et all., ''Hospital restructuring and its impact on outcomes'' 2001
J. Needleman ''Nursing staffing levels and the quality of care in hospital''; England J. of Medicine, London 2002
W.Scott ''Hospital structure and postoperative mortality'', Chicago 1976