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Il 29 marzo,ancora una volta al Parco del Colombaio (dove siamo trattati benissimo e il parcheggio è ampio e gratuito come tutti giustamente richiedono in queste circostanze..) abbiamo potutocondividere con tanti colleghi una buona giornata:oltre alla illustrazione della politica professionale del Collegio e alla presentazione deibilanci 2009 e 2010 (approvati), sono stati premiati alcuni colleghi per motivi diversi e, a nostro modesto parere, più che validi.

Come abbiamo già dichiarato lo scorso anno, queste premiazioni non vogliono esaltare alcuniiscritti a discapito di altri ritenuti ‘’meno meritevoli’’: siamo anzi certi che siano molte le situazioni da riconoscere, da un punto di vista di impegno professionale: ma di volta in volta non solo effettuiamo una valutazione su criteri anche emotivamente importanti, ma spesso le ‘’buone segnalazioni’’ semplicemente non ci arrivano, o nonlo fanno nei tempi utili alla organizzazione di questa giornata.
 
In questa occasione sono stati premiati MICHELA RATTI per aver volontariamente (come peraltro prevede il nostro codice deontologico) offerto una concreta presenza sul luogo del disastro, al di fuori del proprio orario di lavoro, durante i terribili giorni della tragedia di Viareggio.
Michela esercita la professione per l’asl versiliese.
 
E’ stato premiato GIANLUCA AMBROSINI che ha anche offerto una testimonianza scritta e fotografica del suo impegno professionale ‘’di pace’’ in Afghanistan, dove ha svolto servizio sanitario come appartenente alle Forze Armate dellariserva in qualità di Infermiere.
Gianluca è in servizio presso il 118 della nostra ASL.
 
Anche ILARIA BANDINI, oggi in servizio per una ASL toscana, ha ricevuto un premio per la sua esperienza internazionale come volontaria in condizioni difficili, in Maghreb.
 
E’ andato un riconoscimento alla collega SABRINA TOMMASI, in servizio presso la sala operatoriadi chirurgia del S.Andrea spezzino: Sabrina è abituata da tempo a svolgere volontariato socio-sanitario in Perù, e per farlo ‘’consuma’’ le proprie ferie....
 
I colleghi della struttura residenziale Siro Silvestri di Rocchetta Vara, appartenente al Consorzio Campo del Vescovo, hanno svolto un ottimo lavoro sulla gestione di questi assistiti che li ha portati a non utilizzare praticamente più alcuna forma di ‘’contenzione’’: un risultato, stando a recenti statistiche nazionali, non così frequente né scontato.
 
Per questa importante testimonianza di impegno professionale di qualità sono stati premiati con una targa, che riproduciamo in questo contributo.
 
Anche il direttore del Polo formativo, corso di Laurea in infermieristica, Dr GIANCARLO CANESE, ha ricevuto un riconoscimento vista la lunga battaglia sostenuta sui temi formativi...
 
Come un segnale di passaggio e prosecuzione, abbiamo deciso di premiare chi fra i neo iscritti ha ottenuto, nella sessione di esami del novembre 2009il massimo dei voti, 110 e lode e quelle iscritte che hanno raggiunto il 40 esimo anniversario dalla data di iscrizione al nostro albo IPASVI spezzino.
 
Sono arrivate ai 40 anni di fedele appartenenza LILIANA LUCCARELLI, LUCIANA TARTARELLI, MARIA CATTOI e M ROSA CENTI.
 
Hanno ottenuto la laurea col massimo dei voti SERENA FERRARI, BERNADETTE MORETTI, NICOLA TOSELLI, CATIA CARNASSALE e CHIARA GRASSI.
 
ECCO ALCUNE FOTO...
In ordine...
alcuni componenti del Direttivo davanti ai premi per i colleghi
i colleghi di Rocchetta Vara con una psicologa ed una dottoressa della struttura
Michela Ratti con il segretario ed il presidente del Collegio
Nathalie con la sua splendida bambina Margot... in assemblea funzionava anche la nursery


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Molti conoscono il ruolo e il percorso di formazione professionale dell'Infermiere italiano, ma non mancano equivoci che, sostenuti da una cattiva informazione, creano solo caos.

SONO INFERMIERI coloro che hanno conseguito una Laurea in Infermieristica (corso di laurea della durata triennale, attualmente l'unico percorso di formazione valido per ottenere il titolo di INFERMIERE,una delle trenta professioni sanitarie nazionali) e SONO INFERMIERI coloro che hanno conseguito il diploma da Infermiere Professionale, corso sempre triennale, gestito a livello regionale fino alla metà degli Anni Novanta del XX secolo.
QUESTI DUE TITOLI SONO EQUIPOLLENTI, cioè identici ai fini contrattuali, professionali, e nei termini etici e deontologici (Legge 1/2002 art 10).
Secondo la Legge 43/2006 art. 6 hanno identico valore, per lo stesso criterio, il titolo di capo sala AFD (abilitato a funzioni direttive) dell'epoca pre universitaria, e l'attuale master in management e coordinamento.
Una categoria particolare è quella degli INFERMIERI PEDIATRICI, specializzati nella assistenza ai bambini ed ai giovani fino ai 18 anni di vita (vedi DM 70/1997): oggi essi sono i nuovi laureati del corso di Laurea in Infermieristica Pediatrica; hanno identico valore i titoli di VIGILATRICE DI INFANZIA rilasciati dalle scuole specializzate fino alla metà degli Anni Novanta.

NON SONO INFERMIERE le puericultrici, che possono effettuare la loro attività nei confronti del solo infante sano (vedi il DPR che le ''individua'', n° 128/ 1969).

NON SONO INFERMIERI gli Ota, né gli OSS (operatori socio sanitari,che ricevono dagli Infermieri le attribuzioni per quelle attività che non possono svolgere in autonomia), NON SONO INFERMIERE le CROCEROSSINE (dette impropriamente "infermiere volontarie" ma equiparate agli OSS/S, vedi Legge 108/09), NON SONO INFERMIERI le badanti, gli ausiliari, gli accompagnatori, i volontari e il resto del mondo: attenzione, ognuna delle qualifiche citate merita rispetto e queste attività sono preziose in più settori: ciò non autorizza nessuno ad attribuire loro, comunque, la qualifica di INFERMIERE, né funzioni e responsabilità proprie di questo professionista sanitario.

Sono inoltre in servizio ancora alcune migliaia di infermieri generici, una figura ad esaurimento da decenni, che viene considerata equivalente ad un operatore socio sanitario specializzato e che non può operare senza la presenza di un responsabile dell'assistenza che è l'INFERMIERE, come recita il DM Sanità n° 739 del 14.9.1994 (il concetto e vincolo è analogo per le figure sopra citate).

Chi ha la necessità di sapere se sta ricevendo assistenza, o prestazioni professionali, da un VERO Infermiere può utilizzare la funzione "ricerca albo" nella home page del sito www.ipasvi.it, o contattarci nei nostri uffici (0187575177).
Ricordiamo che sono presenti anche nella nostra Provincia, ed iscritti al nostro Albo, gli INFERMIERI autorizzati allo svolgimento delle attività libero professionali, muniti di Partita IVA,iscritti alla corrispettiva cassa di previdenza (ENPAPI, vedi www.enpapi.it) e che sono in grado di rilasciare titoli fiscali per le prestazioni erogate (deducibili dalla dichiarazione dei redditi).

La vecchia cara emergenza Infermieri è presente ormai da anni nel nostro Paese,e contribuisce anch’essa a identificarlo verso i più attenti osservatori di cose italiane.

Anche questa pagina negativa fa parte di quella pesante cappa di piombo che caratterizza tantissimi aspetti del nostro vissuto contemporaneo (la criminalità organizzata,la strage di Ustica,l’evasione fiscale, il debito pubblico, e mille altre cose).

Sono problemi talmente cronici e talmente ribaditi che non fanno quasi più notizia.

Ed è questo, purtroppo, un ulteriore problema: la noncuranza che deriva dall’abitudine, e dalla convivenza con fenomeni che meriterebbero invece una ben più grande attenzione.

Ci hanno scritto spesso giovani studenti delle superiori per chiedere informazioni sul corso di laurea in Infermieristica: forse, dopo aver letto queste parole, cambieranno idea, e arriveranno meno richieste d’informazione:ma non ce la sentiamo neppure di nasconderci dietro a un dito.
Il re è nudo. La sanità ligure,come quella nazionale, attraversa un momento di crisi; la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale rischia di turbare ulteriormente l’esistente.
C’è stato un momento nella storia recente di questo Paese dove la classe politica (tutta) è andata offrendo prestazioni sanitarie sotto casa: ogni paesello si riteneva in dovere di avere una bella rianimazione cardio- chirurgica,e –perché no- l’elicottero del 118 (col motore sempre acceso) nella piazza comunale.

Il guaio è che tutto ciò ha avuto ed ha un costo enorme.

Che ricade oggi sulle tasche dei cittadini (non di tutti i cittadini, ma questa è un’altra storia).
Tagliare in maniera intelligente forse è diventato un atto dovuto:tagliare e basta, purchè si diano colpi di mannaia a servizi aperti e funzionali, diventa un grande autogol: perché aumenta la fuga dell’utenza verso altre Regioni, e perché cala il livello di sicurezza di cui deve sempre godere l’assistito.
E’ su questo punto che insistiamo.In particolare, ci preoccupa la decisione di risparmiare sul personale qualificato; di reintegrare solo parzialmente chi lascia il servizio attivo.

‘’ Meno Infermieri esperti, più morti nelle terapie intensive degli Stati Uniti’’.

Questo è quello che ha pubblicato la rivista dei medici USA, JAMA (The Journal of the American Medical Association) qualche anno fa, senza mezzi termini e senza dubbi interpretativi.
Per poter formare nuovi Infermieri qualificati, e poter mantenere alta la motivazione all’apprendimento, alla crescita, di coloro che già sono Infermieri, è necessario destinare nuove risorse economiche a questa categoria.
Recentemente un gruppo di colleghi Infermieri romani, sottoposto a condizioni di lavoro particolarmente difficili,non ha più potuto assicurare la continuità del servizio, e sono state chiuse le sale operatorie (dodici!) di un intero ospedale!
Senza entrare nel merito della vicenda, riflettiamo su che cosa significa tutto questo! Senza Infermieri non si opera. Punto.
La Sanità italiana è appesantita da molti orpelli: noi non vogliamo, come Collegio professionale, scivolare in campi altrui, non facciamo sindacato e non vogliamo essere per forza corporativi: il nostro dovere è di tutelare il cittadino attraverso la continua valorizzazione e garanzia della prestazione professionale infermieristica.
Le quali sono decisive all'interno dell'intero sistema salute: si può chiudere un ufficio per qualche tempo; un servizio d'urgenza no.
Allora, al di là delle opinioni, che lasciano il tempo che trovano, si deve affrontare il problema: mancano troppi Infermieri in Italia,come ha dimostrato un recentissimo studio de Il Sole 24 Ore.
Quelli che ci sono, sono costretti a saltare turni di riposo, previsti dalle normativi contrattuali!In questo modo ,aggiungono ore e ore di impegno, in ambienti spesso stressanti e difficili, dove il rischio di errore è incombente,soprattutto se si lavora in forte stress.

Se si vuole affrontare seriamente la questione,si deve a nostra parere ripercorre la strada dei primi Anni Novanta, quando all'improvviso emerse il problema delle scarse vocazioni infermieristiche, e venne deciso di aumentare in maniera consistente sia la retribuzione del personale sanitario infermieristico già in servizio, sia di creare assegni di studio per i giovani studenti delle scuole regionali per Infermieri del tempo (oggi, come è noto, il corso è di Laurea).
Ciò consentirebbe il ricambio, e tamponerebbe la fuga dai reparti: aggiungere maggiori riconoscimenti per chi lavora sulle 24 ore, effettua reperibilità, garantisce la continuità del servizio a Natale e feste comandate, diventa un atto dovuto e indispensabile!!

Non solo non sarebbe serio,ancora una volta, il ricorso ad anacronistiche sanatorie, o la importazione non verificata dall'estero di personale con difficoltà linguistiche importanti, in un ambito così delicato come quello tecnico-assistenziale (c'è una enorme differenza fra 0,5 mg. e 5 mg. di un prodotto farmaceutico, per esempio...) : queste scelte ''di comodo'' sarebbero una volta di più in contrasto con il bisogno di assicurare, garantire, sviluppare, una assistenza infermieristica davvero di qualità.

Francesco Falli, Presidente Ipasvi, La Spezia

Una domanda assurda se posta da chi svolge una attività sanitaria nel nostro ambiente,ma non è mai superfluo cercare di spiegarlo bene, a chi è in corsia e soprattutto a chi non c'è.
Soprattutto a coloro che, lontano dai luoghi di cura, stabiliscono ''parametri'' assistenziali, e numeri di effettiva presenza in servizio legati alle categorie coinvolte...
Nel contributo, ci preme dimostrare con il lavoro di ricerca fatto da studiosi NON Infermieri,che l'Infermiere non è solo e soltanto colui che svolge ancora molte attività improprie (talvolta per propria scelta…) e che somministra la terapia; colui che rileva i parametri vitali e chi -di fatto- ''si prende cura'' del malato nel suo globale impegno assistenziale.
Noi desideriamo far vedere a quali conclusioni particolarmente importanti è giunto chi ha lavorato con molta serietà,ha pubblicato articoli apparsi sulle più prestigiose riviste del mondo, e descritto da un punto di vista obiettivo, oggettivo, neutrale ed esterno a ogni interesse di parte il ruolo EFFETTIVO di un Infermiere nel team.

Già ormai tre decenni abbondanti or sono, nel 1976, W. Scott ed i suoi collaboratori hanno osservato i risultati sul decorso post operatorio e il rapporto con una assistenza infermieristica di qualità.
Pubblicato a Chicago, lo studio intitolato ''Hospital structure and postoperative mortality'' ha dimostrato che senza un adeguato numero di Infermieri e senza una maggioranza di esperti nel gruppo stesso, il numero delle complicanze post operatorie sale, e di molto.
E cambia (in peggio, nei casi in cui il numero di Infermieri non è adeguato alle esigenze assistenziali) il rapporto operati/deceduti...

Parecchi anni dopo, ma lavorando in una simile direzione, M. Sovie ha prodotto, nel 2001, lo studio così chiamato: ''Hospital restructuring and its impact on outcomes'': questo lavoro ha dimostrato l'aumento delle lesioni da pressione nei casi in cui il numero di Infermieri non è all'altezza del carico di lavoro(si tratta di malati evidentemente non autosufficienti o a rischio lesione, secondo le più classiche scale di misurazione del rischio quali Norton, Braden ecc)

E ancora (si potrebbe procedere a lungo) l'anno seguente J. Needleman ha scritto su England Journal of Medicine un contributo dal titolo: ''Nursing staffing levels and the quality of care in hospital''; dal testo e dalle tabelle emerge con forza come un numero scarso di personale sanitario infermieristico e una capacità di erogare assistenza qualificata non sufficiente causano: aumento della durata della degenza media, crescita delle infezioni nosocomiali, sviluppo di LDD, infezioni del tratto urinario e molto altro.
Per contro, tali fenomeni invertono la loro tendenza in presenza di un numero corretto di personale, con le corrette qualifiche, competenze, e capacità professionali.

Naturalmente, studi altrettanto seri, ponderati e attenti hanno anche dimostrato l’aumento dei costi di degenza, diretti ed indiretti, legati alla crescita di infezioni del tratto urinario, per fare un esempio concreto, o legati allo sviluppo di una lesione da decubito.
Non vogliamo, volutamente, calcolare i costi morali, umani delle complicanze per restare sui temi molto cari a certi strateghi. Il puro dato economico monetario….

Quello che si vuole soprattutto comunicare è che queste ricerche non sono finalizzate a sé stesse o commissionate da qualche associazione professionale di Infermieri esaltati: sono spesso dedicata ai manager e ai direttori dell'assistenza proprio per capire fino a che punto è possibile ragionare in termini di risparmio, e quando tagliare i costi di tre stipendi si rivela un clamoroso autogol perché salgono a dismisura altre spese generiche (come i costi per la durata media del ricovero) piuttosto che quelli legati alla terapia antibiotica....insomma, un Infermiere è preziosissimo e fa risparmiare denaro, oltre che dolore,disagio ed ansia ai malati....è bene che gli strateghi dedicati ai tagli lo ricordino, o nonostante un apparente risparmio legato a qualche posto di lavoro in meno, essi finiranno col causare danni economici non secondari all’impresa per cui operano.

Riferimenti in nota:
M.Sovie et all., ''Hospital restructuring and its impact on outcomes'' 2001
J. Needleman ''Nursing staffing levels and the quality of care in hospital''; England J. of Medicine, London 2002
W.Scott ''Hospital structure and postoperative mortality'', Chicago 1976

I lavori dell'assemblea 2009 si sono conclusi con la approvazione del bilancio e la premiazione degli iscritti Arianna Firriolo, che ha conseguito la massima votazione nelle sessioni di Laurea del novembre 2008; Roberto Tivegna come past president; Leona Motackova che, per un problema di riconoscimenti di titoli stranieri ha conseguito nuovamente in Italia la laurea in Infermieristica, diventando così titolare di ben due lauree sanitarie, una italiana e una della Repubblica Ceca; e quindi l'equipe infermieristica della SC Endoscopia del S.Andrea spezzino, che lavora seguendo con attenzione e scrupolo protocolli accreditati atutto vantaggio dell'utenza;e -per il settore privato- l'equipe infermieristica del Sacro Cuore di Brugnato, impegnata anche sul fronte della formazione dei giovani studenti.
Dopo questa cerimonia, è stata sorteggiata la partecipazione gratuita ad un importante evento formativo del collegio spezzino, a vantaggio di una delle colleghe presenti in assemblea.


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  • 02_assemblea_ordinaria_2009_direttivo_tra_storia_e_attualita
  • 03_assemblea_ordinaria_2009_leona_motackova
  • 04_assemblea_ordinaria_2009_sc_endoscopia
  • 05_assemblea_ordinaria_2009_roberto_mascolo

I nostri mezzi modesti e la finalità, che è istituzionalmente diversa, non ci permettono di fare proprio tutto ciò che ci piacerebbe fare...

COLLABORAZIONE CON ASSOCIAZIONI
...Ma in questi anni siamo riusciti a collaborare sul piano della collaborazione alle finalità assolutamente condivisibili di associazioni quali l'AIDO, l'AVIS, l'Associazione Marta Russo che hanno in comune il tratto molto impegnativo e i mportante della donazione di organi e tessuti.

Questo impegno solidale fa parte del DNA della professione sanitaria di Infermiere, come lo stesso codice deontologico del 1999, poi rimpiazzato e ''attualizzato'' da quello approvato nel 2009,ricordava all'art 4.18.


COLLABORAZIONE CON INIZIATIVE MIRATE DI COLLEGHI
Ma soprattutto, ci preme ricordare l'appoggio alle iniziative di solidarietà che anche a livello individuale sono state promosse da alcuni colleghi, come la infaticabile Sabrina Tommasi, che spende gran parte delle proprie ferie in aiuto alle popolazioni di alcune zone del mondo latino americano, spesso davvero in condizioni ai limiti della sopravvivenza.
Collaborate con il suo progetto,una rete di solidarietà per bambini scolari del Perù che chiedono ciò che quasi sempre per noi non ha alcun valore: matite, gomme, quaderni, colori... aiutate Sabrina, che potete contattare tramite noi.


ADOZIONE A DISTANZA
Per confermare la nostra impostazione solidale, da anni Bithi è figlia a distanza degli Infermieri iscritti al collegio Ipasvi della Spezia: Bithi è una ragazza ormai del Bangladesh, da noi adottata quando aveva pochissimi anni di vita attraverso Terres des homme, una associazione che promuove l'adozione a distanza e che ci aveva detto che solo grazie a noi questa famiglia avrebbe potuto far studiare la figlia: il progetto è ormai realizzato e siamo orgogliosi e anche un po' commossi per aver aiutato Bithi, nostra figlia sconosciuta.

A livello locale partecipiamo a molte iniziative e a chiamate di ''presenza'' per ribadire la nostra specificità e competenza professionale, unita all'impegno solidale.

the long hot summer 01Ancora una volta,in replica estiva 2008, abbiamo avuto la vecchia cara emergenza infermieristica nella nostra vecchia cara Azienda sanitaria locale...

Le cause sono le solite di ogni altro anno: a fronte di un numero X di pensionamenti, di uscite dai turni per i più diversi motivi; di trasformazione (come da norma) di rapporti di lavoro da tempo pieno a part time; di lunghe assenze per vari motivi, i ‘’nuovi’’ Infermieri- tutti provenienti da altre realtà-non possono colmare i vuoti che si sono nel frattempo creati.

Dispiace in particolare che ad affrontare l’emergenza si arrivi in piena estate.

Solo nel mese di luglio, in piena bagarre, si è arrivati alla definitiva autorizzazione di forme di incentivazione per chi è costretto a turni aggiuntivi o a strategie di nuova organizzazione, con notevoli difficoltà e criticità di applicazione.
Non sarebbe male affrontare in tempo utile (diciamo entro maggio) questi argomenti che, puntuali come il 730, si presentano, sempre con la stessa ‘’empatia’’ della dichiarazione dei redditi.

Ma se è vero che le ASL italiane, dopo anni di pompaggio degli organici, si ritrovano necessariamente a dover risparmiare (e qualsiasi esperto del settore ci dimostra che è il personale la prima voce nei capitoli di spesa); vogliamo ribadire due dati importanti. Il primo è che il risparmio in questo settore rischia sempre di tradursi in un calo dei servizi offerti all’utenza; il secondo è che in ogni caso in Italia si fa fatica trovare personale sanitario infermieristico. E su questo aspetto, passando dunque da un’ottica locale ad una più allargata, spendiamo qualche parola.

I dati relativi alla carenza infermieristica in Italia sono piuttosto omogenei: almeno 65000 gli Infermieri assenti, un buco di forza lavoro che si avverte in particolare nelle Regioni del CentroNord; sono in aumento anche al Sud le situazioni di carenza legate, sempre più frequentemente, alla necessità di contenere i costi.
Un quadro che può spiegare le sempre crescenti situazioni di sfruttamento degli Infermieri presenti nelle corsie ma che – naturalmente – non lo giustifica.
Se a questo dato aggiungiamo il già definito concetto che, a maggior carichi di lavoro e minori tempi di riposo e recupero, corrispondono più errori fra il personale sanitario, si ottiene un quadro chiaro e certamente preoccupante.
In Italia si ha un rapporto di 5,4 Infermieri ogni mille abitanti, dato molto inferiore a quello medio dei Paesi dell’Europa comunitaria (fonte: Ocse) che riporta la cifra di 6,9 Infermieri per mille abitanti.

Da più parti (cfr comunicato stampa n° 2 della FNC Ipasvi del 7.4.2006) si insiste nell’individuare la causa del calo numerico di Infermieri ‘’disponibili sul mercato’’ con uno scarso numero di posti in università.
Come è noto, ogni Regione ha un certo numero di posti per i corsi di laurea triennale in Infermieristica,e ogni bando vede ogni anno, presso ché in ogni Ateneo nazionale, la partecipazione di candidati che presentano domande in numero superiore ai posti a disposizione.
Ciò si verifica in modo particolare nelle regioni del Centro Sud. Quindi esiste una scuola di pensiero, forte, che in dividua la causa della carenza infermieristica nello scarso numero di posti disponibili nel luogo deputato alla formazione, l’università.
In realtà le cose non sono così semplicemente spiegabili.
Alla cronica, insufficiente offerta di posti in università, si affianca la radicata volontà delle Regioni di risparmiare sul personale nelle aziende sanitarie pubbliche, e il mancato turn over è ormaiuna prassi consolidata in molte realtà sanitarie, peraltro ribadito anche da più Leggi Finanziarie.

Sono stati molti i tentativi, attraverso un’analisidella situazione,di comprendere i motivi di una scarsa presenza di Infermieri nel SSN: la risposta è multipla e non può bastare la citazione del dato di una relativa disponibilità di posti in università.

E’ evidente che manca la percezione dei problemi veri della categoria: e questi sono sempre osservati in forma singola, sono analizzati come un ‘’momento’’, senza considerare che essi, tutti insieme, concorrono con forza alla scarsa appetibilità e al relativo appeal nei confronti della categoria professionale che, comunque, assicura un posto di lavoro spesso a tempo indeterminato, aggettivo oggi non così frequente sul mercato del lavoro.

Oggi i motivi che sono alla base della scarsa quantità di Infermieri in Italia sono a nostro avviso questi:

A) enorme crescita, sulla base delle nuove norme, della responsabilità professionale NON accompagnata da adeguato riconoscimento del ruolo;

B) collegato al punto a) uno scarso potere economico, rimasto quello del tempo di una attività regolata da un mansionario, e con indennità ferme al 1989(come quella della pronta disponibilità); aumento del disagio, legato alle crescenti richieste di più turni di servizio;

C) orari e turni spesso disagiati;

D) non garanzia della programmazione degli orari di lavoro;

E) fuga dai turni e dai reparti: quando ciò non avviene per comprovati problemi fisici, molti (in particolare Infermiere madri di famiglia) scelgono la strada del tempo parziale, che a fronte di un relativo taglio retributivo garantisce turni di servizio certi, pressoché blindati;

F) scarsa autonomia professionale e relativa capacità di auto gestione della categoria, schiacciata da più pressioni derivanti da situazioni incancrenite,storicamente sostenute e comode a molti;

G) difficile rapporto con l’utenza in alcuni settori critici, come sono ad esempio i sempre più congestionati pronto soccorso italiani;

H) possibilità di carriera piuttosto relativa e ad oggi nessun riconoscimento economico per chi ha acquisito titoli di specialità (master);

I) relativa capacità della categoria di saper far fronte comune;

L) relativa capacità della categoria di saper incidere,anche attraverso le organizzazioni sindacali, nelle sedi di contrattazione, ai vari livelli (nazionali,regionali, aziendali);

M) un malinteso senso di ‘’sacrificio’’ che viene richiesto agli esponenti di una categoria professionale, che ancora in larga parte della popolazione è vissuta come una sorta di ‘’volontari e votati al sacrificio’’ – dimenticando che si tratta di professionisti che hanno gli stessi diritti e doveri di molte altre categorie del settore (ad esempio i medici, o altri  professionisti sanitari);

N) disomogeneità all’interno del gruppo professiona le, con molte differenze nel proprio ambito (che concorre a sostenere il punto I).

Naturalmente come sempre questi contributi hanno il solo obiettivo di sviluppare un dibattito e una riflessione interna alla categoria, ma anche allargata a tutti coloro che, a vario titolo, sono sensibili a questo genere di problemi.

Grazie
Francesco Falli
Presidente Collegio Infermieri Ipasvi, La Spezia
La Spezia, 18 luglio 2008