Notizie

I nostri mezzi modesti e la finalità, che è istituzionalmente diversa, non ci permettono di fare proprio tutto ciò che ci piacerebbe fare...

COLLABORAZIONE CON ASSOCIAZIONI
...Ma in questi anni siamo riusciti a collaborare sul piano della collaborazione alle finalità assolutamente condivisibili di associazioni quali l'AIDO, l'AVIS, l'Associazione Marta Russo che hanno in comune il tratto molto impegnativo e i mportante della donazione di organi e tessuti.

Questo impegno solidale fa parte del DNA della professione sanitaria di Infermiere, come lo stesso codice deontologico del 1999, poi rimpiazzato e ''attualizzato'' da quello approvato nel 2009,ricordava all'art 4.18.


COLLABORAZIONE CON INIZIATIVE MIRATE DI COLLEGHI
Ma soprattutto, ci preme ricordare l'appoggio alle iniziative di solidarietà che anche a livello individuale sono state promosse da alcuni colleghi, come la infaticabile Sabrina Tommasi, che spende gran parte delle proprie ferie in aiuto alle popolazioni di alcune zone del mondo latino americano, spesso davvero in condizioni ai limiti della sopravvivenza.
Collaborate con il suo progetto,una rete di solidarietà per bambini scolari del Perù che chiedono ciò che quasi sempre per noi non ha alcun valore: matite, gomme, quaderni, colori... aiutate Sabrina, che potete contattare tramite noi.


ADOZIONE A DISTANZA
Per confermare la nostra impostazione solidale, da anni Bithi è figlia a distanza degli Infermieri iscritti al collegio Ipasvi della Spezia: Bithi è una ragazza ormai del Bangladesh, da noi adottata quando aveva pochissimi anni di vita attraverso Terres des homme, una associazione che promuove l'adozione a distanza e che ci aveva detto che solo grazie a noi questa famiglia avrebbe potuto far studiare la figlia: il progetto è ormai realizzato e siamo orgogliosi e anche un po' commossi per aver aiutato Bithi, nostra figlia sconosciuta.

A livello locale partecipiamo a molte iniziative e a chiamate di ''presenza'' per ribadire la nostra specificità e competenza professionale, unita all'impegno solidale.

the long hot summer 01Ancora una volta,in replica estiva 2008, abbiamo avuto la vecchia cara emergenza infermieristica nella nostra vecchia cara Azienda sanitaria locale...

Le cause sono le solite di ogni altro anno: a fronte di un numero X di pensionamenti, di uscite dai turni per i più diversi motivi; di trasformazione (come da norma) di rapporti di lavoro da tempo pieno a part time; di lunghe assenze per vari motivi, i ‘’nuovi’’ Infermieri- tutti provenienti da altre realtà-non possono colmare i vuoti che si sono nel frattempo creati.

Dispiace in particolare che ad affrontare l’emergenza si arrivi in piena estate.

Solo nel mese di luglio, in piena bagarre, si è arrivati alla definitiva autorizzazione di forme di incentivazione per chi è costretto a turni aggiuntivi o a strategie di nuova organizzazione, con notevoli difficoltà e criticità di applicazione.
Non sarebbe male affrontare in tempo utile (diciamo entro maggio) questi argomenti che, puntuali come il 730, si presentano, sempre con la stessa ‘’empatia’’ della dichiarazione dei redditi.

Ma se è vero che le ASL italiane, dopo anni di pompaggio degli organici, si ritrovano necessariamente a dover risparmiare (e qualsiasi esperto del settore ci dimostra che è il personale la prima voce nei capitoli di spesa); vogliamo ribadire due dati importanti. Il primo è che il risparmio in questo settore rischia sempre di tradursi in un calo dei servizi offerti all’utenza; il secondo è che in ogni caso in Italia si fa fatica trovare personale sanitario infermieristico. E su questo aspetto, passando dunque da un’ottica locale ad una più allargata, spendiamo qualche parola.

I dati relativi alla carenza infermieristica in Italia sono piuttosto omogenei: almeno 65000 gli Infermieri assenti, un buco di forza lavoro che si avverte in particolare nelle Regioni del CentroNord; sono in aumento anche al Sud le situazioni di carenza legate, sempre più frequentemente, alla necessità di contenere i costi.
Un quadro che può spiegare le sempre crescenti situazioni di sfruttamento degli Infermieri presenti nelle corsie ma che – naturalmente – non lo giustifica.
Se a questo dato aggiungiamo il già definito concetto che, a maggior carichi di lavoro e minori tempi di riposo e recupero, corrispondono più errori fra il personale sanitario, si ottiene un quadro chiaro e certamente preoccupante.
In Italia si ha un rapporto di 5,4 Infermieri ogni mille abitanti, dato molto inferiore a quello medio dei Paesi dell’Europa comunitaria (fonte: Ocse) che riporta la cifra di 6,9 Infermieri per mille abitanti.

Da più parti (cfr comunicato stampa n° 2 della FNC Ipasvi del 7.4.2006) si insiste nell’individuare la causa del calo numerico di Infermieri ‘’disponibili sul mercato’’ con uno scarso numero di posti in università.
Come è noto, ogni Regione ha un certo numero di posti per i corsi di laurea triennale in Infermieristica,e ogni bando vede ogni anno, presso ché in ogni Ateneo nazionale, la partecipazione di candidati che presentano domande in numero superiore ai posti a disposizione.
Ciò si verifica in modo particolare nelle regioni del Centro Sud. Quindi esiste una scuola di pensiero, forte, che in dividua la causa della carenza infermieristica nello scarso numero di posti disponibili nel luogo deputato alla formazione, l’università.
In realtà le cose non sono così semplicemente spiegabili.
Alla cronica, insufficiente offerta di posti in università, si affianca la radicata volontà delle Regioni di risparmiare sul personale nelle aziende sanitarie pubbliche, e il mancato turn over è ormaiuna prassi consolidata in molte realtà sanitarie, peraltro ribadito anche da più Leggi Finanziarie.

Sono stati molti i tentativi, attraverso un’analisidella situazione,di comprendere i motivi di una scarsa presenza di Infermieri nel SSN: la risposta è multipla e non può bastare la citazione del dato di una relativa disponibilità di posti in università.

E’ evidente che manca la percezione dei problemi veri della categoria: e questi sono sempre osservati in forma singola, sono analizzati come un ‘’momento’’, senza considerare che essi, tutti insieme, concorrono con forza alla scarsa appetibilità e al relativo appeal nei confronti della categoria professionale che, comunque, assicura un posto di lavoro spesso a tempo indeterminato, aggettivo oggi non così frequente sul mercato del lavoro.

Oggi i motivi che sono alla base della scarsa quantità di Infermieri in Italia sono a nostro avviso questi:

A) enorme crescita, sulla base delle nuove norme, della responsabilità professionale NON accompagnata da adeguato riconoscimento del ruolo;

B) collegato al punto a) uno scarso potere economico, rimasto quello del tempo di una attività regolata da un mansionario, e con indennità ferme al 1989(come quella della pronta disponibilità); aumento del disagio, legato alle crescenti richieste di più turni di servizio;

C) orari e turni spesso disagiati;

D) non garanzia della programmazione degli orari di lavoro;

E) fuga dai turni e dai reparti: quando ciò non avviene per comprovati problemi fisici, molti (in particolare Infermiere madri di famiglia) scelgono la strada del tempo parziale, che a fronte di un relativo taglio retributivo garantisce turni di servizio certi, pressoché blindati;

F) scarsa autonomia professionale e relativa capacità di auto gestione della categoria, schiacciata da più pressioni derivanti da situazioni incancrenite,storicamente sostenute e comode a molti;

G) difficile rapporto con l’utenza in alcuni settori critici, come sono ad esempio i sempre più congestionati pronto soccorso italiani;

H) possibilità di carriera piuttosto relativa e ad oggi nessun riconoscimento economico per chi ha acquisito titoli di specialità (master);

I) relativa capacità della categoria di saper far fronte comune;

L) relativa capacità della categoria di saper incidere,anche attraverso le organizzazioni sindacali, nelle sedi di contrattazione, ai vari livelli (nazionali,regionali, aziendali);

M) un malinteso senso di ‘’sacrificio’’ che viene richiesto agli esponenti di una categoria professionale, che ancora in larga parte della popolazione è vissuta come una sorta di ‘’volontari e votati al sacrificio’’ – dimenticando che si tratta di professionisti che hanno gli stessi diritti e doveri di molte altre categorie del settore (ad esempio i medici, o altri  professionisti sanitari);

N) disomogeneità all’interno del gruppo professiona le, con molte differenze nel proprio ambito (che concorre a sostenere il punto I).

Naturalmente come sempre questi contributi hanno il solo obiettivo di sviluppare un dibattito e una riflessione interna alla categoria, ma anche allargata a tutti coloro che, a vario titolo, sono sensibili a questo genere di problemi.

Grazie
Francesco Falli
Presidente Collegio Infermieri Ipasvi, La Spezia
La Spezia, 18 luglio 2008

La norma che, nella Finanziaria 2008, va ad eliminare di fatto l'obbligo sancito dal DLGS 66 del 2003,obbligo che impone alle ASL il rispetto di intervalli di tempo prefissati (11 ore) fra un turno di servizio e l'altro ''normalmente programmati'',ci porta a una lunga serie di amare riflessioni.

Intanto, ecco il testo’’ abrogativo’’:
Art 145 comma 85 Legge Finanziaria 2008
“ All ’ articolo 17 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e` aggiunto, in fine, il seguente comma:
«6-bis. Le disposizioni di cui all ’ articolo 7 non si applicano al personale del ruolo sanitario
del Servizio sanitario nazionale, per il quale si fa riferimento alle vigenti disposizioni contrattuali in materia di orario di lavoro, nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori».)

Senza dubbio,esiste un problema di spesa del SSN e di costi di gestione: più ASL in Italia hanno organici molto corposi, e assumere ''ulteriori''
dipendenti non può che peggiorare bilanci già deficitari.

Sarebbe molto interessante verificare quanti, fra i dipendenti delle ASL, sono direttamente funzionali al mandato dell'azienda stessa (erogare
prestazioni in materia di tutela della salute al pubblico), ma non addentriamoci in campi ''storicamente'' ricchi di contraddizioni,buoni
propositi,sterili e inutili polemiche.

Sorvoliamo anche sull'aspetto politico, squisitamente bipartisan, dove prima l'opposizione con (vai per cfr a  www.aipsimed.org/?q=node/662)
…. e poi il Governo, con la citata norma della Finanziaria 2008, hanno voluto di fatto l'abrogazione del ‘’senso’’ del Dlgs 66/2003.

Nel massimo rispetto del mandato professionale di tutti i dipendenti delle ASL, è palese che un ufficio amministrativo (o un servizio fotocopie) può
anche non aprire per una improvvisa assenza dei suoi addetti, mentre una corsia di degenza non può MAI trovarsi senza Infermieri in servizio.
Fin banale ricordare che a Capodanno, Pasqua, Natale e OGNI GIORNO FESTIVO, IN SERVIZIO TROVIAMO QUASI ESCLUSIVAMENTE PERSONALE SANITARIO.
Medici e Infermieri (e in misura ancora limitata gli OSS,gli operatori del supporto)in ogni giorno dell'anno erogano prestazioni non solo non rinviabili, ma anche non trasferibili ad altre figure.

Ciò comporta spesso, se l'organizzazione di quella struttura sanitaria non è dotata di sistemi di salvaguardia dell'emergenza organizzativa(in
sintesi chiara: i turni scoperti),la necessità,l'obbligo, di fermarsi in servizio OLTRE l'orario dovuto.
Viene ricordato questo passaggio per ribadire come GIA' nella routine attuale i turni di servizio normalmente programmati possono essere
peggiorati da improvvise necessità.
Questo passaggio della Finanziaria è pericoloso perchè,sempre per l'esigenza di risparmiare, si rischia di avere in servizio personale
sanitario costretto a diminuire il tempo minimo fra un turno e l'altro: così, potremmo avere operatori più stanchi, meno reattivi, più esposti al
rischio di errore.
Sbagliare una pratica amministrativa è certo un problema: può avere conseguenze molto serie.
Sbagliare una terapia, confondere un paziente,una procedura o dimenticare un passaggio nelle attività sanitarie può,invece, causare la morte
Allora, modifichiamo per una volta il punto di vista tradizionale, teso a tutelare gli assistiti e i professionisti sanitari (è talmente giusto,
talmente importante, che si sfiora l'ovvietà) e ritorniamo a parlare di soldi.
Si tratta di aziende, giusto?
Parliamo allora di bilanci aziendali! ...Quanto costa assumere qualche dipendente in più, che eviti l'accumulo di ore di straordinario, gli ordini
di servizio, gli eccessi di reperibilità (previste in sei/mese dal CCNL art 7 1999)?
Sicuramente parecchi soldini.
Ma quanto costa andare a rimborsare un paziente (o la famiglia superstite) che ha subito un errore nelle prestazioni terapeutiche-chirurgiche-assistenziali?
Ribadiamo che fra le cause di errore lo stress e la stanchezza dei professionisti incidono pesantemente

Altri contributi sul tema:

Ipasvi Milano. Finanziaria 2008: Diritto al riposo giornaliero addio?
http://www.aipsimed.org/?q=node/819

Una nuova protesta nasce dai giovani medici, contro il Governo che vuole schiavizzare i lavoratori
http://www.aipsimed.org/?q=node/815

Infermiere muore dopo 21 ore di lavoro
http://www.aipsimed.org/?q=node/813

Comunicati dei Sindacati

Da Settembre nel sito Aispimed si stanno raccogliendo adesioni contro questo scempio.
Successivamente anche TUTTI i sindacati hanno scritto al Governo.

Nursing Up al Governo : immediato ripristino del diritto al riposo giornaliero nel D.Lgs. 66/2003 per il personale sanitario
http://www.aipsimed.org/?q=node/804

NURSIND: No alla deroga del d.lgs 66/03 imposta dalla finanziaria per i professionisti sanitari del S.S.N.
http://www.aipsimed.org/?q=node/789

CGIL, CISL E UIL contro la Finanziaria che nega il riposo ai lavoratori
http://www.aipsimed.org/?q=node/806

CISL contro la Finanziaria che nega al personale sanitario il riposo giornaliero delle 11 ore
http://www.aipsimed.org/?q=node/805

FSI Finanziaria 2008: un crimine contro i lavoratori della Sanità
http://www.aipsimed.org/?q=node/790

I MEDICI ANAAO CONTRO LA FINANZIARIA: "VIOLA LA LEGGE EUROPEA E CI PRIVA DEI TURNI DI RIPOSO"
http://www.aipsimed.org/?q=node/802

CGIL: Abrogare il comma della finanziaria che elimina il diritto al riposo nel SSn
http://www.aipsimed.org/?q=node/786

ANAAO :Finanziaria: a medici e infermieri italiani negati i turni di riposo dei colleghi europei
http://www.aipsimed.org/?q=node/785


Francesco Falli
presidente Ipasvi della Provincia della Spezia

Dopo alcune antipatiche, e fortunatamente rientrate, vicende locali, relative a un serissimo tentativo di ridimensionamento delle autonomie professionali, faticosamente ottenute dalla nostra categoria,peraltro previste dalle vigenti normative, il Collegio spezzino ha bandito un premio sul tema ''Infermiere dirigente, perchè''.
La partecipazione, va detto, non è stata elevatissima e qualcuno ha inviato lavori francamente fuori tema, tipo:l'infermiere e il triage.
Certamente confondendo l'autonomia della delicata attività tecnica professionale del triagista, con l'autonomia (in prevalenza organizzativa) del dirigente infermiere...
Detto ciò, andrebbe speso un pò di tempo per capire perchè il tema , esteso attraverso il portale ipasvi.it ed i forum di discussione ai colleghi di tutta Italia,non ha ottenuto un gran riscontro: molti forse leggono nella dirigenza infermieristica un qualcosa di ostile.
Questo è certamente un aspetto da considerare, ma -brevemente- riassumerei così il senso che il nostro Collegio ha inteso dare a tutta la questione: preferiamo essere gestiti da un dirigente Infermiere magari non troppo illuminato, piuttosto che da una figura professionale estranea alla categoria.
Poi, possiamo aprire mille e mille tavoli di trattative e discussioni sul fatto che il dirigente infermiere è descritto come uno assai lontano dai problemi della base, o la base non l'ha proprio mai frequentata,cosa che molti colleghi indicano come causa di ''frizioni'' e ostacoli allo sviluppo di una leadership condivisa.
Nell'attesa di migliori sviluppi e futuri più rosei, non dimenticate che fino a non moltissimi anni fa ai corsi gestiti anche dagli stessi Collegi Ipasvi per gli iscritti relazionavano solo medici, ed anzi l'arrivo del barone di chiara fama come relatore, a parlare di ''come deve essere il bravo infermiere'', beh, era vissuto come un momento davvero topico; o che l'arrivo del DPR 225 del 1974 (più noto allora ed oggi come ''il mansionario'') fu salutato dalle riviste infermieristiche del tempo come ''l'alba di una nuova era...'' (!!) Testuale!
Scriviamo ciò per ribadire che il cambiamento fin qui ottenuto è già stato importante; forse non ben valutato, ma c'è stato: eccome.
Sta a noi, crediamo, proseguire su questa rotta, non tranquilla nè semplice, ma stimolante.

Ciao!

Francesco Falli - presidente Ipasvi, La Spezia

Le nostre vincitrici (con allegati i lavori presentati):

1 - revocato per dichiarato plagio
PDF2 - Enrica Cantinotti, nostra iscritta
PDF3 - Francesca Russo, Ipasvi Roma

Moltissimi complimenti!

AVVISO: e' a disposizione di chiunque ne faccia richiesta, a fronte del solo contributo di stampa editoriale, il testo “imparare dagli errori”, edito dal Collegio Ipasvi di la Spezia. Inviare richiesta alla nostra email


''Certi errori non dovrebbero mai accadere. A me non potrebbe mai capitare. Errare è umano. Non possono succedere queste cose. Forse si è distratto.''

Frasi che abbiamo sentito e forse pronunciato anche noi, in merito a molti, vari episodi che hanno visto protagonista un uomo (o una donna) che ha sbagliato, confondendo un senso unico, un semaforo, una uscita di sicurezza; la rotta in mare; l'ultimo gradino d'una scala.

>>> O una fiala innocua con un'altra. <<<
fiale 01

Quando nel corso del 2003 il competente ministero della Salute si è dotato, molto opportunamente a nostro avviso, di una Commissione Tecnica sul Rischio Clinico

( DM 5 marzo dello stesso anno), a tutti gli Infermieri che maneggiano farmaci era già nota la possibilità ed il rischio che alcune di queste fiale, per la loro stessa struttura, potessero essere più facilmente confuse fra loro.

Ovviamente le fiale non hanno colpa, non sono responsabili: vengono prelevate, aperte, utilizzate dagli esseri umani.

E noi non vogliamo entrare nel merito di nessuno degli episodi di cronaca che hanno portato ( in casi per fortuna rarissimi ) anche lutti nelle famiglie di pazienti, e sgomento e atroci lacerazioni nel cuore e nell'animo dei Professionisti coinvolti, a vario titolo, in questi episodi.

Abbiamo solo la presunzione di ricordare che nell'ambito del vasto argomento che è il rischio clinico, è compresa la necessità doverosa di apprendere dagli errori e anche dai ''quasi –errori'' (near-miss).

Farlo consente di evitare la ripetizione di quello stesso errore.

E' giusto allora discutere, con tutti quelli che hanno a cuore la prevenzione degli errori, di una situazione che non è ancora, almeno in base alle osservazioni di tanti Infermieri che utilizzano fiale con molta frequenza, a prova di errore.

Molti colleghi infatti si sono sentiti in dovere di segnalare la tanta somiglianza fra le fiale che qui rappresentiamo: ricordiamo che in un ospedale del Nord un piccolo paziente è deceduto per l'iniezione endovenosa di un farmaco diluito con una fiala di cloruro di potassio, utilizzata al posto della prevista soluzione fisiologica.

A sinistra, una innocua fiala da dieci millilitri ( o cc.) di soluzione fisiologica, liquido del tutto innocuo che si utilizza con enorme frequenza per diluire farmaci, prevalentemente; a destra una fiala della stessa capacità, che contiene una soluzione di cloruro di potassio (K Cl), potenzialmente critica se introdotta endovenosa in determinati pazienti, in particolare se iniettata in un breve lasso di tempo, perché in grado di interferire con la attività cardiaca.

La 'Raccomandazione' inviata dal ministero della Salute il 21 aprile 2005 riporta infatti testualmente: '' il cloruro di potassio- KCl- per via endovenosa puo' causare effetti letali se somministrato in modo inappropriato''.

Con queste note vogliamo chiedere di rendere ancora più marcate ed evidenti le differenze fra le fiale, oggi diversamente caratterizzate dal solo colore stampato all'esterno, che indica il contenuto.

Vogliamo aumentare la sicurezza per tutti i pazienti ed evitare che altri Infermieri, che possono trovarsi a seguito di particolari condizioni di lavoro in situazioni di stress psico fisico (al termine di turni notturni, magari effettuati in straordinario, oltre all'orario dovuto; in ambienti particolarmente stressanti come l'area critica e le sale intensive in genere, ma non solo), confondano le fiale perché magari qualche altro operatore, per i più differenti motivi, ha spostato il contenuto di un cassetto su un carrello, o ha deciso di riposizionare i farmaci nell'armadio dimenticando di assicurare, al riguardo, la trasmissione dell'informazione.

Non accusiamo nessuno. Questi prodotti hanno ottenuto tutte le autorizzazioni alla commercializzazione e non ci sentiamo all'altezza per giudicare il lavoro degli altri: chiediamo maggior sicurezza per il paziente, o utente, o cliente: insomma, per chi ha bisogno di noi.

Assicurare assistenza di qualità al paziente è il NOSTRO impegno e il nostro mandato professionale, sancito dalle norme attuali (Legge 42 del 1999: l'Infermiere è un professionista sanitario;
Dm 739 del 14.9.1994, art. 1: l'infermiere è il responsabile della assistenza infermieristica generale; stesso articolo, punto d): L'Infermiere garantisce la corretta somministrazione dei farmaci).

Sono state proposte marcature di colore acceso sulla parte superiore delle fiale ''a rischio'', come il K Cl e le fiale contenenti soluzioni con lo ione Calcio; sono state avanzate proposte di diverse aperture e di forme distinte, fra le fiale innocue e quelle a rischio: nell'attesa, ricordiamo ai nostri colleghi che in molti reparti l'evento 'scambio' è stato reso ulteriormente più difficile conservando in luoghi separati queste fiale qui illustrate; e ciò è stato fatto anche in situazioni apparentemente più complesse,come per i carrelli per l'emergenza; zaini per assistenza e soccorso extra ospedaliero; carrelli di anestesia.

La stessa raccomandazione che abbiamo citato poco sopra, indica al punto 4.1 proprio le modalità di corretta conservazione di queste fiale, e di altre soluzioni contenenti potassio. È importante conservarle SEPARATAMENTE dagli altri farmaci.

In ogni caso, ricordiamoci di apprendere dagli errori. Non è solo una delle regole del rischio clinico, ma è – soprattutto- buon senso: e chi può far qualcosa al riguardo, per favore, lo faccia.

Ci riferiamo anche e soprattutto a chi Infermiere non è, e ha la possibilità di proporre disegni di Legge,o regolamenti in merito, che possano rendere sempre più difficili gli errori.

Grazie per l'attenzione.

Cari colleghi,
abbiamo inserito con un sentimento particolare queste vecchie foto, che risalgono al 1977/1978, e che si riferiscono ad uno sciopero di dipendenti dell’allora Ente ospedale Sant’Andrea della Spezia.

sciopero197778 01

Le foto sono di proprietà del collega Mauro Bertini,uno di quelli- non son più tanti- che ha sempre avuto una spiccata attenzione al sociale,accompagnata all’impegno politico e sindacale.

Poiché in questi anni, nella nostra zona, abbiamo osservato un generale calo della voglia di ‘’esserci’’, intendendo con questo termine la capacità di esporsi un poco, di riunirsi, di manifestare interesse non solo su cause comuni, ma anche sulla diminuzione di servizi all’utenza (che siamo comunque ‘’anche ‘’ noi, e non ci riferiamo al solo ambito sanitario), ritrovare queste foto ha assunto ai nostri occhi un pò stanchi un particolare significato.

Le scritte sui cartelli sono fatte con vernice rimediata nelle scomparse officine dell’ospedale;ci sono in divisa anche molti colleghi, i maschi sono ovviamente tutti generici perché la scuola per professionali aveva da pochissimo iniziato ad accogliere gli uomini.
Alcune categorie di lavoratori presenti alla manifestazione di protesta di quel lontano autunno 1977-78 non ci sono semplicemente più, segno del passaggio  di un’epoca, e forse anche un monito per chi è rimasto:sembrano fantasmi del passato, questi operai, questi addetti alla lavanderia ed alla cucina che sono stati sostituiti da ditte e appalti e altro ancora: attenti, sappiate prestare attenzione, non perdete di vista l’interesse verso il vostro lavoro, la vostra attività professionale….o forse siamo solo noi che crediamo di leggere così in questi volti che non vediamo più da tempo, e che ritroviamo però ancora così presenti, oltre che nelle foto, nella nostra memoria.

sciopero197778 02

Rispetto a quegli anni la sensazione, forte (e ovviamente parliamo della nostra zona, senza per questo ipotizzare che così sia dappertutto) è che insieme all’impegno e alla voglia di scendere (letteralmente) in piazza sia diminuita la voglia di ridere, di scambiare chiacchiere e risate ed esperienze, e soprattutto tempo insieme: in quell’epoca l’ospedale era una piccola famiglia dove tutti sapevano tutto (o quasi…) degli altri e la solidarietà fra colleghi era un valore concreto.

Vi preghiamo di non dare nessuna lettura politica a queste parole: siamo solo, e il riferimento è per noi meno giovani, un po’ amareggiati di certi cambiamenti, e di come una giornata così -qui da noi -sia probabilmente quasi irripetibile.

Se però si dovesse riproporre la necessità di esser in piazza (e in realtà non mancherebbero i motivi, dalla attuale volontà di ridimensionare la poca autonomia che la nostra categoria ha saputo costruire,alla difficoltà a costruire percorsi di crescita condivisa)  vorremmo solo rassicurare tutti che il Collegio Ipasvi spezzino non si tirerebbe indietro.

Auguri a tutti per l’anno nuovo.
Buone Feste dal Collegio Ipasvi della Spezia

Trenta autobus con questa scritta hanno ricordato al cittadino della Provincia spezzina che l'Infermiere è un elemento DETERMINANTE nel sistema salute italiano: l'Infermiere è un Professionista.
autobus campagna immagine 2005