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La vecchia cara emergenza Infermieri è presente ormai da anni nel nostro Paese,e contribuisce anch’essa a identificarlo verso i più attenti osservatori di cose italiane.

Anche questa pagina negativa fa parte di quella pesante cappa di piombo che caratterizza tantissimi aspetti del nostro vissuto contemporaneo (la criminalità organizzata,la strage di Ustica,l’evasione fiscale, il debito pubblico, e mille altre cose).

Sono problemi talmente cronici e talmente ribaditi che non fanno quasi più notizia.

Ed è questo, purtroppo, un ulteriore problema: la noncuranza che deriva dall’abitudine, e dalla convivenza con fenomeni che meriterebbero invece una ben più grande attenzione.

Ci hanno scritto spesso giovani studenti delle superiori per chiedere informazioni sul corso di laurea in Infermieristica: forse, dopo aver letto queste parole, cambieranno idea, e arriveranno meno richieste d’informazione:ma non ce la sentiamo neppure di nasconderci dietro a un dito.
Il re è nudo. La sanità ligure,come quella nazionale, attraversa un momento di crisi; la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale rischia di turbare ulteriormente l’esistente.
C’è stato un momento nella storia recente di questo Paese dove la classe politica (tutta) è andata offrendo prestazioni sanitarie sotto casa: ogni paesello si riteneva in dovere di avere una bella rianimazione cardio- chirurgica,e –perché no- l’elicottero del 118 (col motore sempre acceso) nella piazza comunale.

Il guaio è che tutto ciò ha avuto ed ha un costo enorme.

Che ricade oggi sulle tasche dei cittadini (non di tutti i cittadini, ma questa è un’altra storia).
Tagliare in maniera intelligente forse è diventato un atto dovuto:tagliare e basta, purchè si diano colpi di mannaia a servizi aperti e funzionali, diventa un grande autogol: perché aumenta la fuga dell’utenza verso altre Regioni, e perché cala il livello di sicurezza di cui deve sempre godere l’assistito.
E’ su questo punto che insistiamo.In particolare, ci preoccupa la decisione di risparmiare sul personale qualificato; di reintegrare solo parzialmente chi lascia il servizio attivo.

‘’ Meno Infermieri esperti, più morti nelle terapie intensive degli Stati Uniti’’.

Questo è quello che ha pubblicato la rivista dei medici USA, JAMA (The Journal of the American Medical Association) qualche anno fa, senza mezzi termini e senza dubbi interpretativi.
Per poter formare nuovi Infermieri qualificati, e poter mantenere alta la motivazione all’apprendimento, alla crescita, di coloro che già sono Infermieri, è necessario destinare nuove risorse economiche a questa categoria.
Recentemente un gruppo di colleghi Infermieri romani, sottoposto a condizioni di lavoro particolarmente difficili,non ha più potuto assicurare la continuità del servizio, e sono state chiuse le sale operatorie (dodici!) di un intero ospedale!
Senza entrare nel merito della vicenda, riflettiamo su che cosa significa tutto questo! Senza Infermieri non si opera. Punto.
La Sanità italiana è appesantita da molti orpelli: noi non vogliamo, come Collegio professionale, scivolare in campi altrui, non facciamo sindacato e non vogliamo essere per forza corporativi: il nostro dovere è di tutelare il cittadino attraverso la continua valorizzazione e garanzia della prestazione professionale infermieristica.
Le quali sono decisive all'interno dell'intero sistema salute: si può chiudere un ufficio per qualche tempo; un servizio d'urgenza no.
Allora, al di là delle opinioni, che lasciano il tempo che trovano, si deve affrontare il problema: mancano troppi Infermieri in Italia,come ha dimostrato un recentissimo studio de Il Sole 24 Ore.
Quelli che ci sono, sono costretti a saltare turni di riposo, previsti dalle normativi contrattuali!In questo modo ,aggiungono ore e ore di impegno, in ambienti spesso stressanti e difficili, dove il rischio di errore è incombente,soprattutto se si lavora in forte stress.

Se si vuole affrontare seriamente la questione,si deve a nostra parere ripercorre la strada dei primi Anni Novanta, quando all'improvviso emerse il problema delle scarse vocazioni infermieristiche, e venne deciso di aumentare in maniera consistente sia la retribuzione del personale sanitario infermieristico già in servizio, sia di creare assegni di studio per i giovani studenti delle scuole regionali per Infermieri del tempo (oggi, come è noto, il corso è di Laurea).
Ciò consentirebbe il ricambio, e tamponerebbe la fuga dai reparti: aggiungere maggiori riconoscimenti per chi lavora sulle 24 ore, effettua reperibilità, garantisce la continuità del servizio a Natale e feste comandate, diventa un atto dovuto e indispensabile!!

Non solo non sarebbe serio,ancora una volta, il ricorso ad anacronistiche sanatorie, o la importazione non verificata dall'estero di personale con difficoltà linguistiche importanti, in un ambito così delicato come quello tecnico-assistenziale (c'è una enorme differenza fra 0,5 mg. e 5 mg. di un prodotto farmaceutico, per esempio...) : queste scelte ''di comodo'' sarebbero una volta di più in contrasto con il bisogno di assicurare, garantire, sviluppare, una assistenza infermieristica davvero di qualità.

Francesco Falli, Presidente Ipasvi, La Spezia

Una domanda assurda se posta da chi svolge una attività sanitaria nel nostro ambiente,ma non è mai superfluo cercare di spiegarlo bene, a chi è in corsia e soprattutto a chi non c'è.
Soprattutto a coloro che, lontano dai luoghi di cura, stabiliscono ''parametri'' assistenziali, e numeri di effettiva presenza in servizio legati alle categorie coinvolte...
Nel contributo, ci preme dimostrare con il lavoro di ricerca fatto da studiosi NON Infermieri,che l'Infermiere non è solo e soltanto colui che svolge ancora molte attività improprie (talvolta per propria scelta…) e che somministra la terapia; colui che rileva i parametri vitali e chi -di fatto- ''si prende cura'' del malato nel suo globale impegno assistenziale.
Noi desideriamo far vedere a quali conclusioni particolarmente importanti è giunto chi ha lavorato con molta serietà,ha pubblicato articoli apparsi sulle più prestigiose riviste del mondo, e descritto da un punto di vista obiettivo, oggettivo, neutrale ed esterno a ogni interesse di parte il ruolo EFFETTIVO di un Infermiere nel team.

Già ormai tre decenni abbondanti or sono, nel 1976, W. Scott ed i suoi collaboratori hanno osservato i risultati sul decorso post operatorio e il rapporto con una assistenza infermieristica di qualità.
Pubblicato a Chicago, lo studio intitolato ''Hospital structure and postoperative mortality'' ha dimostrato che senza un adeguato numero di Infermieri e senza una maggioranza di esperti nel gruppo stesso, il numero delle complicanze post operatorie sale, e di molto.
E cambia (in peggio, nei casi in cui il numero di Infermieri non è adeguato alle esigenze assistenziali) il rapporto operati/deceduti...

Parecchi anni dopo, ma lavorando in una simile direzione, M. Sovie ha prodotto, nel 2001, lo studio così chiamato: ''Hospital restructuring and its impact on outcomes'': questo lavoro ha dimostrato l'aumento delle lesioni da pressione nei casi in cui il numero di Infermieri non è all'altezza del carico di lavoro(si tratta di malati evidentemente non autosufficienti o a rischio lesione, secondo le più classiche scale di misurazione del rischio quali Norton, Braden ecc)

E ancora (si potrebbe procedere a lungo) l'anno seguente J. Needleman ha scritto su England Journal of Medicine un contributo dal titolo: ''Nursing staffing levels and the quality of care in hospital''; dal testo e dalle tabelle emerge con forza come un numero scarso di personale sanitario infermieristico e una capacità di erogare assistenza qualificata non sufficiente causano: aumento della durata della degenza media, crescita delle infezioni nosocomiali, sviluppo di LDD, infezioni del tratto urinario e molto altro.
Per contro, tali fenomeni invertono la loro tendenza in presenza di un numero corretto di personale, con le corrette qualifiche, competenze, e capacità professionali.

Naturalmente, studi altrettanto seri, ponderati e attenti hanno anche dimostrato l’aumento dei costi di degenza, diretti ed indiretti, legati alla crescita di infezioni del tratto urinario, per fare un esempio concreto, o legati allo sviluppo di una lesione da decubito.
Non vogliamo, volutamente, calcolare i costi morali, umani delle complicanze per restare sui temi molto cari a certi strateghi. Il puro dato economico monetario….

Quello che si vuole soprattutto comunicare è che queste ricerche non sono finalizzate a sé stesse o commissionate da qualche associazione professionale di Infermieri esaltati: sono spesso dedicata ai manager e ai direttori dell'assistenza proprio per capire fino a che punto è possibile ragionare in termini di risparmio, e quando tagliare i costi di tre stipendi si rivela un clamoroso autogol perché salgono a dismisura altre spese generiche (come i costi per la durata media del ricovero) piuttosto che quelli legati alla terapia antibiotica....insomma, un Infermiere è preziosissimo e fa risparmiare denaro, oltre che dolore,disagio ed ansia ai malati....è bene che gli strateghi dedicati ai tagli lo ricordino, o nonostante un apparente risparmio legato a qualche posto di lavoro in meno, essi finiranno col causare danni economici non secondari all’impresa per cui operano.

Riferimenti in nota:
M.Sovie et all., ''Hospital restructuring and its impact on outcomes'' 2001
J. Needleman ''Nursing staffing levels and the quality of care in hospital''; England J. of Medicine, London 2002
W.Scott ''Hospital structure and postoperative mortality'', Chicago 1976

I lavori dell'assemblea 2009 si sono conclusi con la approvazione del bilancio e la premiazione degli iscritti Arianna Firriolo, che ha conseguito la massima votazione nelle sessioni di Laurea del novembre 2008; Roberto Tivegna come past president; Leona Motackova che, per un problema di riconoscimenti di titoli stranieri ha conseguito nuovamente in Italia la laurea in Infermieristica, diventando così titolare di ben due lauree sanitarie, una italiana e una della Repubblica Ceca; e quindi l'equipe infermieristica della SC Endoscopia del S.Andrea spezzino, che lavora seguendo con attenzione e scrupolo protocolli accreditati atutto vantaggio dell'utenza;e -per il settore privato- l'equipe infermieristica del Sacro Cuore di Brugnato, impegnata anche sul fronte della formazione dei giovani studenti.
Dopo questa cerimonia, è stata sorteggiata la partecipazione gratuita ad un importante evento formativo del collegio spezzino, a vantaggio di una delle colleghe presenti in assemblea.


  • 01_assemblea_ordinaria_2009_arianna_firriolo
  • 02_assemblea_ordinaria_2009_direttivo_tra_storia_e_attualita
  • 03_assemblea_ordinaria_2009_leona_motackova
  • 04_assemblea_ordinaria_2009_sc_endoscopia
  • 05_assemblea_ordinaria_2009_roberto_mascolo

I nostri mezzi modesti e la finalità, che è istituzionalmente diversa, non ci permettono di fare proprio tutto ciò che ci piacerebbe fare...

COLLABORAZIONE CON ASSOCIAZIONI
...Ma in questi anni siamo riusciti a collaborare sul piano della collaborazione alle finalità assolutamente condivisibili di associazioni quali l'AIDO, l'AVIS, l'Associazione Marta Russo che hanno in comune il tratto molto impegnativo e i mportante della donazione di organi e tessuti.

Questo impegno solidale fa parte del DNA della professione sanitaria di Infermiere, come lo stesso codice deontologico del 1999, poi rimpiazzato e ''attualizzato'' da quello approvato nel 2009,ricordava all'art 4.18.


COLLABORAZIONE CON INIZIATIVE MIRATE DI COLLEGHI
Ma soprattutto, ci preme ricordare l'appoggio alle iniziative di solidarietà che anche a livello individuale sono state promosse da alcuni colleghi, come la infaticabile Sabrina Tommasi, che spende gran parte delle proprie ferie in aiuto alle popolazioni di alcune zone del mondo latino americano, spesso davvero in condizioni ai limiti della sopravvivenza.
Collaborate con il suo progetto,una rete di solidarietà per bambini scolari del Perù che chiedono ciò che quasi sempre per noi non ha alcun valore: matite, gomme, quaderni, colori... aiutate Sabrina, che potete contattare tramite noi.


ADOZIONE A DISTANZA
Per confermare la nostra impostazione solidale, da anni Bithi è figlia a distanza degli Infermieri iscritti al collegio Ipasvi della Spezia: Bithi è una ragazza ormai del Bangladesh, da noi adottata quando aveva pochissimi anni di vita attraverso Terres des homme, una associazione che promuove l'adozione a distanza e che ci aveva detto che solo grazie a noi questa famiglia avrebbe potuto far studiare la figlia: il progetto è ormai realizzato e siamo orgogliosi e anche un po' commossi per aver aiutato Bithi, nostra figlia sconosciuta.

A livello locale partecipiamo a molte iniziative e a chiamate di ''presenza'' per ribadire la nostra specificità e competenza professionale, unita all'impegno solidale.

the long hot summer 01Ancora una volta,in replica estiva 2008, abbiamo avuto la vecchia cara emergenza infermieristica nella nostra vecchia cara Azienda sanitaria locale...

Le cause sono le solite di ogni altro anno: a fronte di un numero X di pensionamenti, di uscite dai turni per i più diversi motivi; di trasformazione (come da norma) di rapporti di lavoro da tempo pieno a part time; di lunghe assenze per vari motivi, i ‘’nuovi’’ Infermieri- tutti provenienti da altre realtà-non possono colmare i vuoti che si sono nel frattempo creati.

Dispiace in particolare che ad affrontare l’emergenza si arrivi in piena estate.

Solo nel mese di luglio, in piena bagarre, si è arrivati alla definitiva autorizzazione di forme di incentivazione per chi è costretto a turni aggiuntivi o a strategie di nuova organizzazione, con notevoli difficoltà e criticità di applicazione.
Non sarebbe male affrontare in tempo utile (diciamo entro maggio) questi argomenti che, puntuali come il 730, si presentano, sempre con la stessa ‘’empatia’’ della dichiarazione dei redditi.

Ma se è vero che le ASL italiane, dopo anni di pompaggio degli organici, si ritrovano necessariamente a dover risparmiare (e qualsiasi esperto del settore ci dimostra che è il personale la prima voce nei capitoli di spesa); vogliamo ribadire due dati importanti. Il primo è che il risparmio in questo settore rischia sempre di tradursi in un calo dei servizi offerti all’utenza; il secondo è che in ogni caso in Italia si fa fatica trovare personale sanitario infermieristico. E su questo aspetto, passando dunque da un’ottica locale ad una più allargata, spendiamo qualche parola.

I dati relativi alla carenza infermieristica in Italia sono piuttosto omogenei: almeno 65000 gli Infermieri assenti, un buco di forza lavoro che si avverte in particolare nelle Regioni del CentroNord; sono in aumento anche al Sud le situazioni di carenza legate, sempre più frequentemente, alla necessità di contenere i costi.
Un quadro che può spiegare le sempre crescenti situazioni di sfruttamento degli Infermieri presenti nelle corsie ma che – naturalmente – non lo giustifica.
Se a questo dato aggiungiamo il già definito concetto che, a maggior carichi di lavoro e minori tempi di riposo e recupero, corrispondono più errori fra il personale sanitario, si ottiene un quadro chiaro e certamente preoccupante.
In Italia si ha un rapporto di 5,4 Infermieri ogni mille abitanti, dato molto inferiore a quello medio dei Paesi dell’Europa comunitaria (fonte: Ocse) che riporta la cifra di 6,9 Infermieri per mille abitanti.

Da più parti (cfr comunicato stampa n° 2 della FNC Ipasvi del 7.4.2006) si insiste nell’individuare la causa del calo numerico di Infermieri ‘’disponibili sul mercato’’ con uno scarso numero di posti in università.
Come è noto, ogni Regione ha un certo numero di posti per i corsi di laurea triennale in Infermieristica,e ogni bando vede ogni anno, presso ché in ogni Ateneo nazionale, la partecipazione di candidati che presentano domande in numero superiore ai posti a disposizione.
Ciò si verifica in modo particolare nelle regioni del Centro Sud. Quindi esiste una scuola di pensiero, forte, che in dividua la causa della carenza infermieristica nello scarso numero di posti disponibili nel luogo deputato alla formazione, l’università.
In realtà le cose non sono così semplicemente spiegabili.
Alla cronica, insufficiente offerta di posti in università, si affianca la radicata volontà delle Regioni di risparmiare sul personale nelle aziende sanitarie pubbliche, e il mancato turn over è ormaiuna prassi consolidata in molte realtà sanitarie, peraltro ribadito anche da più Leggi Finanziarie.

Sono stati molti i tentativi, attraverso un’analisidella situazione,di comprendere i motivi di una scarsa presenza di Infermieri nel SSN: la risposta è multipla e non può bastare la citazione del dato di una relativa disponibilità di posti in università.

E’ evidente che manca la percezione dei problemi veri della categoria: e questi sono sempre osservati in forma singola, sono analizzati come un ‘’momento’’, senza considerare che essi, tutti insieme, concorrono con forza alla scarsa appetibilità e al relativo appeal nei confronti della categoria professionale che, comunque, assicura un posto di lavoro spesso a tempo indeterminato, aggettivo oggi non così frequente sul mercato del lavoro.

Oggi i motivi che sono alla base della scarsa quantità di Infermieri in Italia sono a nostro avviso questi:

A) enorme crescita, sulla base delle nuove norme, della responsabilità professionale NON accompagnata da adeguato riconoscimento del ruolo;

B) collegato al punto a) uno scarso potere economico, rimasto quello del tempo di una attività regolata da un mansionario, e con indennità ferme al 1989(come quella della pronta disponibilità); aumento del disagio, legato alle crescenti richieste di più turni di servizio;

C) orari e turni spesso disagiati;

D) non garanzia della programmazione degli orari di lavoro;

E) fuga dai turni e dai reparti: quando ciò non avviene per comprovati problemi fisici, molti (in particolare Infermiere madri di famiglia) scelgono la strada del tempo parziale, che a fronte di un relativo taglio retributivo garantisce turni di servizio certi, pressoché blindati;

F) scarsa autonomia professionale e relativa capacità di auto gestione della categoria, schiacciata da più pressioni derivanti da situazioni incancrenite,storicamente sostenute e comode a molti;

G) difficile rapporto con l’utenza in alcuni settori critici, come sono ad esempio i sempre più congestionati pronto soccorso italiani;

H) possibilità di carriera piuttosto relativa e ad oggi nessun riconoscimento economico per chi ha acquisito titoli di specialità (master);

I) relativa capacità della categoria di saper far fronte comune;

L) relativa capacità della categoria di saper incidere,anche attraverso le organizzazioni sindacali, nelle sedi di contrattazione, ai vari livelli (nazionali,regionali, aziendali);

M) un malinteso senso di ‘’sacrificio’’ che viene richiesto agli esponenti di una categoria professionale, che ancora in larga parte della popolazione è vissuta come una sorta di ‘’volontari e votati al sacrificio’’ – dimenticando che si tratta di professionisti che hanno gli stessi diritti e doveri di molte altre categorie del settore (ad esempio i medici, o altri  professionisti sanitari);

N) disomogeneità all’interno del gruppo professiona le, con molte differenze nel proprio ambito (che concorre a sostenere il punto I).

Naturalmente come sempre questi contributi hanno il solo obiettivo di sviluppare un dibattito e una riflessione interna alla categoria, ma anche allargata a tutti coloro che, a vario titolo, sono sensibili a questo genere di problemi.

Grazie
Francesco Falli
Presidente Collegio Infermieri Ipasvi, La Spezia
La Spezia, 18 luglio 2008

La norma che, nella Finanziaria 2008, va ad eliminare di fatto l'obbligo sancito dal DLGS 66 del 2003,obbligo che impone alle ASL il rispetto di intervalli di tempo prefissati (11 ore) fra un turno di servizio e l'altro ''normalmente programmati'',ci porta a una lunga serie di amare riflessioni.

Intanto, ecco il testo’’ abrogativo’’:
Art 145 comma 85 Legge Finanziaria 2008
“ All ’ articolo 17 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e` aggiunto, in fine, il seguente comma:
«6-bis. Le disposizioni di cui all ’ articolo 7 non si applicano al personale del ruolo sanitario
del Servizio sanitario nazionale, per il quale si fa riferimento alle vigenti disposizioni contrattuali in materia di orario di lavoro, nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori».)

Senza dubbio,esiste un problema di spesa del SSN e di costi di gestione: più ASL in Italia hanno organici molto corposi, e assumere ''ulteriori''
dipendenti non può che peggiorare bilanci già deficitari.

Sarebbe molto interessante verificare quanti, fra i dipendenti delle ASL, sono direttamente funzionali al mandato dell'azienda stessa (erogare
prestazioni in materia di tutela della salute al pubblico), ma non addentriamoci in campi ''storicamente'' ricchi di contraddizioni,buoni
propositi,sterili e inutili polemiche.

Sorvoliamo anche sull'aspetto politico, squisitamente bipartisan, dove prima l'opposizione con (vai per cfr a  www.aipsimed.org/?q=node/662)
…. e poi il Governo, con la citata norma della Finanziaria 2008, hanno voluto di fatto l'abrogazione del ‘’senso’’ del Dlgs 66/2003.

Nel massimo rispetto del mandato professionale di tutti i dipendenti delle ASL, è palese che un ufficio amministrativo (o un servizio fotocopie) può
anche non aprire per una improvvisa assenza dei suoi addetti, mentre una corsia di degenza non può MAI trovarsi senza Infermieri in servizio.
Fin banale ricordare che a Capodanno, Pasqua, Natale e OGNI GIORNO FESTIVO, IN SERVIZIO TROVIAMO QUASI ESCLUSIVAMENTE PERSONALE SANITARIO.
Medici e Infermieri (e in misura ancora limitata gli OSS,gli operatori del supporto)in ogni giorno dell'anno erogano prestazioni non solo non rinviabili, ma anche non trasferibili ad altre figure.

Ciò comporta spesso, se l'organizzazione di quella struttura sanitaria non è dotata di sistemi di salvaguardia dell'emergenza organizzativa(in
sintesi chiara: i turni scoperti),la necessità,l'obbligo, di fermarsi in servizio OLTRE l'orario dovuto.
Viene ricordato questo passaggio per ribadire come GIA' nella routine attuale i turni di servizio normalmente programmati possono essere
peggiorati da improvvise necessità.
Questo passaggio della Finanziaria è pericoloso perchè,sempre per l'esigenza di risparmiare, si rischia di avere in servizio personale
sanitario costretto a diminuire il tempo minimo fra un turno e l'altro: così, potremmo avere operatori più stanchi, meno reattivi, più esposti al
rischio di errore.
Sbagliare una pratica amministrativa è certo un problema: può avere conseguenze molto serie.
Sbagliare una terapia, confondere un paziente,una procedura o dimenticare un passaggio nelle attività sanitarie può,invece, causare la morte
Allora, modifichiamo per una volta il punto di vista tradizionale, teso a tutelare gli assistiti e i professionisti sanitari (è talmente giusto,
talmente importante, che si sfiora l'ovvietà) e ritorniamo a parlare di soldi.
Si tratta di aziende, giusto?
Parliamo allora di bilanci aziendali! ...Quanto costa assumere qualche dipendente in più, che eviti l'accumulo di ore di straordinario, gli ordini
di servizio, gli eccessi di reperibilità (previste in sei/mese dal CCNL art 7 1999)?
Sicuramente parecchi soldini.
Ma quanto costa andare a rimborsare un paziente (o la famiglia superstite) che ha subito un errore nelle prestazioni terapeutiche-chirurgiche-assistenziali?
Ribadiamo che fra le cause di errore lo stress e la stanchezza dei professionisti incidono pesantemente

Altri contributi sul tema:

Ipasvi Milano. Finanziaria 2008: Diritto al riposo giornaliero addio?
http://www.aipsimed.org/?q=node/819

Una nuova protesta nasce dai giovani medici, contro il Governo che vuole schiavizzare i lavoratori
http://www.aipsimed.org/?q=node/815

Infermiere muore dopo 21 ore di lavoro
http://www.aipsimed.org/?q=node/813

Comunicati dei Sindacati

Da Settembre nel sito Aispimed si stanno raccogliendo adesioni contro questo scempio.
Successivamente anche TUTTI i sindacati hanno scritto al Governo.

Nursing Up al Governo : immediato ripristino del diritto al riposo giornaliero nel D.Lgs. 66/2003 per il personale sanitario
http://www.aipsimed.org/?q=node/804

NURSIND: No alla deroga del d.lgs 66/03 imposta dalla finanziaria per i professionisti sanitari del S.S.N.
http://www.aipsimed.org/?q=node/789

CGIL, CISL E UIL contro la Finanziaria che nega il riposo ai lavoratori
http://www.aipsimed.org/?q=node/806

CISL contro la Finanziaria che nega al personale sanitario il riposo giornaliero delle 11 ore
http://www.aipsimed.org/?q=node/805

FSI Finanziaria 2008: un crimine contro i lavoratori della Sanità
http://www.aipsimed.org/?q=node/790

I MEDICI ANAAO CONTRO LA FINANZIARIA: "VIOLA LA LEGGE EUROPEA E CI PRIVA DEI TURNI DI RIPOSO"
http://www.aipsimed.org/?q=node/802

CGIL: Abrogare il comma della finanziaria che elimina il diritto al riposo nel SSn
http://www.aipsimed.org/?q=node/786

ANAAO :Finanziaria: a medici e infermieri italiani negati i turni di riposo dei colleghi europei
http://www.aipsimed.org/?q=node/785


Francesco Falli
presidente Ipasvi della Provincia della Spezia

Dopo alcune antipatiche, e fortunatamente rientrate, vicende locali, relative a un serissimo tentativo di ridimensionamento delle autonomie professionali, faticosamente ottenute dalla nostra categoria,peraltro previste dalle vigenti normative, il Collegio spezzino ha bandito un premio sul tema ''Infermiere dirigente, perchè''.
La partecipazione, va detto, non è stata elevatissima e qualcuno ha inviato lavori francamente fuori tema, tipo:l'infermiere e il triage.
Certamente confondendo l'autonomia della delicata attività tecnica professionale del triagista, con l'autonomia (in prevalenza organizzativa) del dirigente infermiere...
Detto ciò, andrebbe speso un pò di tempo per capire perchè il tema , esteso attraverso il portale ipasvi.it ed i forum di discussione ai colleghi di tutta Italia,non ha ottenuto un gran riscontro: molti forse leggono nella dirigenza infermieristica un qualcosa di ostile.
Questo è certamente un aspetto da considerare, ma -brevemente- riassumerei così il senso che il nostro Collegio ha inteso dare a tutta la questione: preferiamo essere gestiti da un dirigente Infermiere magari non troppo illuminato, piuttosto che da una figura professionale estranea alla categoria.
Poi, possiamo aprire mille e mille tavoli di trattative e discussioni sul fatto che il dirigente infermiere è descritto come uno assai lontano dai problemi della base, o la base non l'ha proprio mai frequentata,cosa che molti colleghi indicano come causa di ''frizioni'' e ostacoli allo sviluppo di una leadership condivisa.
Nell'attesa di migliori sviluppi e futuri più rosei, non dimenticate che fino a non moltissimi anni fa ai corsi gestiti anche dagli stessi Collegi Ipasvi per gli iscritti relazionavano solo medici, ed anzi l'arrivo del barone di chiara fama come relatore, a parlare di ''come deve essere il bravo infermiere'', beh, era vissuto come un momento davvero topico; o che l'arrivo del DPR 225 del 1974 (più noto allora ed oggi come ''il mansionario'') fu salutato dalle riviste infermieristiche del tempo come ''l'alba di una nuova era...'' (!!) Testuale!
Scriviamo ciò per ribadire che il cambiamento fin qui ottenuto è già stato importante; forse non ben valutato, ma c'è stato: eccome.
Sta a noi, crediamo, proseguire su questa rotta, non tranquilla nè semplice, ma stimolante.

Ciao!

Francesco Falli - presidente Ipasvi, La Spezia

Le nostre vincitrici (con allegati i lavori presentati):

1 - revocato per dichiarato plagio
PDF2 - Enrica Cantinotti, nostra iscritta
PDF3 - Francesca Russo, Ipasvi Roma

Moltissimi complimenti!